Niki Lauda - All'inferno e ritorno


"Senso agonistico e sensibilità tecniche eccezionali."

Enzo Ferrari


Oggi guida la Lauda Air, una gigantesca compagnia aerea fondata da lui stesso, fa da consulente per diverse case automobilistiche ed è una leggenda dell'automobilismo a cui tutto, più o meno, è concesso. Ma all'inizio della sua carriera Lauda era il prototipo perfetto del pilota squattrinato, sempre a caccia di soldi per finanziare le sue gare. Per questo Lauda in principio accetta qualsiasi ingaggio nella categoria Turismo - in cui corre fino al 1970 solo per racimolare quattrini e arrivare alla tanto sospirata F1 - ed è perennemente coperto dai debiti.



La gag che ripeteva ogni mattina quando entrava in ufficio era quella di dire al suo manager "Ha chiamato Montezemolo?", all'epoca direttore sportivo della Ferrari. Un giorno (quando ormai Lauda aveva ipotecato la casa e tutti gli averi di famiglia) l'impossibile succede, Montezemolo chiama davvero, ma Lauda non crede al suo manager e solo dopo due giorni si decide a chiamare Maranello...

Da allora il sodalizio fra il giovane viennese e la Ferrari entra nella storia della F1 e a inizio anni Settanta Lauda con la F312B3 del 1974 riporta la casa di Maranello ai vertici: 10 pole position, tre vittorie e il secondo posto nel mondiale costruttori. Il lavoro di affinamento sulla 312 B3-74 è grande, e Lauda in questo si rivela fondamentale. E' considerato anche oggi uno dei migliori piloti nella messa a punto dell'auto.


Purtroppo Lauda passerà alla storia anche per il tragico incidente del primo agosto 1976 al Nurburgring. Il pilota austriaco si salva per miracolo, grazie anche all'intervento di un altro eroico pilota: Arturo Merzario che in gara si ferma e lo tira letteralmente fuori dall'auto in fiamme.


Ma Lauda deve anche la vita alla scocca rinforzata con tubi di acciaio (nessuna altra F1 allora le usava) che proteggevano un po' il piccolo abitacolo ricavato da una leggerissima monoscocca di alluminio.
Un peso in più che la 312T2 poteva sopportare grazie alla sua superiorità tecnica rispetto alla concorrenza. L'incidente di Lauda però segna il destino: la Ferrari vince sei delle prime nove gare. Poi dopo l'incidente di Lauda il team salta il Gp d'Austria e corre con un solo pilota (Regazzoni) al Gp d'Olanda. Lauda torna a Monza con un gesto eroico viste le cicatrici ancora aperte. Ma al Gp del Giappone abbandona la gara sotto un diluvio incessante.

"Ho avuto paura - ammetterà dopo con umiltà il campione austriaco - non me la sentivo di continuare". Perde così il mondiale (lo vince Hunt), ma la Ferrari conquista comunque il titolo Costruttori. E Lauda dimostra di essere un grande uomo prima che un grande pilota.